PICCOLO MANDARINO LEE
di Michelangelo Rossato
"Eh no: tutto non le posso dire. O che le dico il paese, o che le racconto il fatto, io però non le assicuro che crederà alle mie parole." Il turista, grattandosi il capo disse: "Raccontatemi questa storia, io ci crederò!" Il vecchio saggio cinese disse: "E va bene, le racconterò tutto, ma non dica a nessuno che mi ha visto e, le assicuro che se lei è un giovane di quelli moderni, che vanno a divertirsi la notte e usano più dei marchingegni che il cervello, non crederà alle mie parole" il vecchio cinese si sedette sul cuscino e, sorseggiando una tazza di tè, cominciò la storia: Io, cosa che nessuno sa, ero una volta, il figlio primogenito del mandarino Shidubai, il mio nome è Mumbai. Dopo la morte di mio padre, io ero il nuovo mandarino, a quell’epoca ero crudele, ero cattivo, chiedevo tasse ingiuste e la gente mi odiava. Mio fratello Lee, chiamato dal popolo "piccolo mandarino" era diversamente da me, buono e generoso, il suo cuore non sapeva cosa fosse il male, io avevo vent’anni, mio fratello soltanto dieci. Io ero in età da moglie, e volevo la donna più bella della Cina; per oltrepassare i pericoli della Cina, tra tutta la gente, il più valoroso era Lee, per la sua età, era coraggioso, così lo mandai a chiamare : "Lee, fratello mio, tu dovrai trovare la donna più bella della Cina, e se non la troverai qui, vai alle Filippine, o in Giappone, dovrà avere gli occhi verdi, i capelli neri come il velluto, la pelle morbida come un loto e dovrà essere mia, sarai il mio consigliere d’onore se esaudirai il mio desiderio, altrimenti, verrai rinchiuso nella prigione e non verrai ne nutrito né dissetato…a te la scelta" Lee non esitò: "Sì, accetto di trovare la tua futura moglie" Il mio servo più fedele porse a Lee il suo kakkhara (bastone) e alcuni sutra (manoscritti), qualche borraccia d’acqua e un sacchetto di riso, poi io dissi: "Parti e fai presto ritorno, dovrai stare attento: i sentieri della Cina sono pericolosi: a volte si è arrestati dalle sabbie mobili, o da venti infuocati, o a volte ci s’imbatte in demoni; in questi casi non c’è scampo. Parti e torna con mia moglie!". Lee partì, attraversata la città, Lee s’incamminò per la strada, passò vicino ad una risaia, tutte le persone erano spaventate, Lee si avvicinò a loro e domandò: "Perché siete preoccupati?" una donna rispose: "Piccolo mandarino, non lo sapete?! La strega Yamauba è arrivata, e cerca vendetta!" Lee si preoccupò un po’, ma poi, senza perdere tempo, si girò e continuò per il sentiero. Dopo aver trascorso la notte nel bosco di Yunguii, aprì la mappa della Cina, si trovava vicino al lago di Poyang, fra un po’ di tempo poteva farsi un bagno rinfrescante, ma prima, doveva attraversare le caverne. Ecco che Lee si trovò davanti all’entrata delle caverne, queste caverne sono dei tunnel, solo uno conduce al lago di Poyang, e in più, si dice che nessuno le abbia mai attraversate. Lee avanzò, i suoi passi echeggiavano per tutti i tunnel, ecco che si trovò davanti ad una biforcazione, dove doveva andare, dietro di lui non c’era più l’entrata, sembrava che il tunnel cambiasse a vista d’occhio. Lee accese una candela, aprì i sutra, c’erano sutra che parlavano di medicina, di mappe e d’altre cose, Lee aprì il sutra che parlava di creature magiche, lì trovò la creatura che faceva al caso suo, Lee urlò: " Chhing Chi! Vieni Chhing Chi!" Ad un tratto, in fondo ad una galleria, Lee vide una luce gialla, veniva sempre più vicina, ecco che il Chhing Chi si presentò a Lee: "Buon giorno piccolo mandarino, io la porterò fuori di qui!" la creatura che aveva chiamato Lee, era un folletto cinese, tutto vestito di giallo, la particolarità del Chhing Chi è che salvava e salva le persone che si perdono, Lee aveva fatto la scelta giusta; in pochi minuti, il folletto portò Lee fuori dalle caverne. Fuori dalle caverne, Lee chiese al Chhing Chi: "Tu sai chi è la ragazza più bella della Cina? O delle Filippine? O del Giappone?" Il Chhing Chi, disse: "Io aiuto la gente, chiedi alla fata Xian-nu, vive sui monti Piin Li, buona fortuna, e se hai bisogno di me, chiamami, ah, mi scordavo, stai attento alla strega Yamauba!" Chhing Chi se ne andò. IL lago di Poyang era bellissimo, i suoi loto bianchi e rosa erano come colombe, Lee si levò i vestiti e si tuffò in acqua, l’acqua era tiepida, si immerse, in fondo al lago notò una cosa strana, piccoli bastoni bianchi sul fondo, ma non erano bastoni, erano ossa! Appena Lee si accorse delle ossa nuotò quasi fino alla riva, perché qualcosa, afferrò la sua gamba, dall’acqua uscì un enorme drago bianco, con la sua coda, il drago mise a testa in giù il povero Lee, poi il drago disse: "Oh! piccolo mandarino! Mi scusi, mi dispiace moltissimo!" Il drago mollò la presa, poi disse: "Non mi ero accorto che era lei, sono molto impaurito! E’ arrivata in Cina la strega Yamauba, viene dai monti del Giappone e, cerca vendetta!". Lee si sedette su uno scoglio: "Tu, drago e re del lago Poyang, conosci la ragazza più bella della Cina? O delle Filippine? O del Giappone?" il drago pensò, poi disse: "Io non lo so! Ma la fata Xian-nu lo sa sicuramente, ambita sui monti Taihang, lei è molto saggia!" Lee disse: "Dove si trovano i monti Taihang?" Il drago bianco disse: "I monti della fata Xian-nu, sono molto lontani…ma io sono un drago d’acqua! Io posso condurti tramite i fiumi della Cina fino ai monti, mangeremo pesce e alghe, cosa ne dite piccolo mandarino Lee?" Il piccolo mandarino si vestì, avvolse i sutra in un panno di seta e mise il suo kakkhara in spalla, poi disse: "Partiamo subito, mio fratello Mumbai non aspetterà molto…". In groppa al dragone, Lee partì per i monti Taihang, il fiume era poco mosso, il dragone bianco ondulava come una biscia, poi Lee chiese: "Di chi sono le ossa sul fondo del lago Poyang?" Il dragone si mise a ridere: "Piccolo mandarino! Non crederete mica che siano ossa umane! È solo il luccio che ho mangiato ieri!" Poi Lee disse: "Drago acquatico, tu sarai il mio compagno di viaggio! Tu sei un drago buono, lo si vede anche dal colore delle tue scaglie, bianco, bianco pace! Drago, qual è il tuo nome?" Il drago, contento urlò: "Il mio nome è Poyang, come il lago di cui sono re, io sono il drago bianco, figlio della sorgente e del mare e sarò sempre fedele al piccolo mandarino Lee!" il drago Poyang continuò a nuotare, sulla schiena di Poyang, Lee era tranquillo, vide delle donne che passeggiavano sulla riva del fiume, Lee dalla stanchezza, chiuse gli occhi. Dopo un paio d’ore, Lee si svegliò, era notte, il drago aveva sempre nuotato, era arrivato vicino ai monti Taihang, mancavano solo un po’ di miglia, non erano in acqua Poyang e Lee, il drago si era addormentato anche lui sulla riva del fiume, Lee aveva molta fame, non voleva svegliare Poyang perché catturasse del pesce, voleva procurarselo da solo, cercò sulla riva del fiume un ciottolo appuntito, poi prese il suo kakkhara e cominciò ad appuntirlo, aveva appuntito così bene quel bastone che si punse un dito, poi, si levò i sandali ed entrò in acqua, la candela che aveva in mano, illuminava l’acqua, si vedevano i pesci, Lee provò a prenderne uno, ma mancò il bersaglio, provò cento volte, ma non riuscì ad infilzare un pesce; poi si accorse che poco lontano c’era una casa di paglia e mattoni, Lee si avvicinò, era molto alta, la porta era alta circa otto metri, Lee la aprì, La stanza aveva oggetti molto grandi e oggetti piccoli, c’erano scarpe piccole e scarpe molto grandi, poi vide due letti, lunghi tutti e due otto metri, poi, da una porta in fondo alla stanza, sbucò un uomo cinese di spalle, aveva un mantello lungo fino ai piedi sproporzionati, aveva gambe lunghe sette metri e altrettanto le braccia, ma il corpicino era normale, si vedeva solo la testa dato che era di spalle, poi l’uomo si giro e…si divise! Il corpo si staccò dalle gambe, non era un gigante, erano due! Era un Ashinaga e un Tenaga: gli Ashinaga avevano e anno dalla vita in su un corpo normale, ma le gambe sono lunghe sette metri, gli Ashinaga tengono sulle spalle i Tenaga che hanno le braccia lunghe sette metri; Lee si trovava davanti due di questi esemplari. Lee non aveva paura, i due "giganti", quando lo videro, sorrisero, Lee disse: "Buongiorno amici!", i due "giganti" dissero insieme : "Buon giorno piccolo mandarino Lee, cosa ci fate qui?" Lee rispose: "Sono qui per trovare la moglie per mio fratello Mumbai, mandarino della città Wuhan, e voi, conoscete la ragazza più bella della Cina? O delle Filippine? O del Giappone?" I giganti si sedettero, l’Ashinaga si sedette su una sedia normale ma con le gambe di legno smisurate, il Tenaga su una sedia normale ma con dei braccioli lunghissimi, poi insieme dissero: "Noi spesso andiamo ai villaggi, i villeggianti ci accettano, sanno che siamo giganti buoni, comunque abbiamo sentito che si dice che nel mar giallo ci abitano delle ninfe delle acque bellissime, ma non sappiamo più di molto… ma la fata Xuan-nu lo sa sicuramente, è a poche miglia di distanza la sua casa sui monti Taihang" Poi il Ashinaga disse: "Se tu vuoi puoi salire sulle spalle del mio compagno Tenaga che anch’esso salirà sulle mie spalle e io con le mie gambe velocissime correrò in pochi secondi fino alla casa di Xian-nu, allora? Cosa decidi?" Lee aveva un’idea per portare i giganti, lui e il drago Poyang. Lee andò a svegliare il drago, Lee partì con i giganti e, il drago li raggiunse con calma sul fiume. Dopo pochi secondi, i giganti avevano portato Lee ai monti Taihang; i monti erano altissimi, ma il Tenega con le sue braccia lunghe si arrampicò sui monti in pochi secondi con sulle sue spalle Lee, arrivati lì sopra, Lee si ritrovò davanti alla casa della fata Xian-nu. Lee Aprì la porta d’oro della casa della fata, la stanza era piena di uccelli colorati, poi Lee si ricordò, che da quanto aveva letto sui sutra, la fata Xian-nu, aveva un dolce viso da fanciulla e però dalla bocca le uscivano dei canini appuntiti e aveva anche una coda di leopardo. Xian-nu era seduta su un trono d’oro, poi la fata disse: "Vi aspettavo piccolo mandarino Lee, non mi chiedete come sapevo che sareste venuto, voi cercate la fanciulla più graziosa della Cina, o del Giappone, o delle Filippine, vero?" Lee stava per aprire bocca quando la fata lo interruppe: "La fanciulla che state cercando è in Giappone, si chiama Piin Li, è una sirena Ningyo, vive sulle coste del Giappone come vi ho già detto, ed è lì che dovrete andare tu e il tuo drago Poyang, ma attenti per il fiume, potreste incontrare sulla riva la strega Yamauba che è arrivata in Cina e cerca vendetta,… buona fortuna, arrivederci Lee…" Lee si stupì quando chiuse il portone della capanna: la sola a parlare era stata Xian-nu, chissà come faceva a sapere tutte quelle cose, si domandò fra sè e sè Lee. Ecco che il Tenaga afferrò Lee e lo portò giù dai monti Taihang, il drago era arrivato presso i monti, Lee saltò sulla groppa di Poyang, anche il Tenaga con un balzo saltò sulle spalle dell’Ashinaga, poi Lee disse: "Ciao giganti, io è il mio fedele dragone andiamo sulle coste del Giappone, arrivederci amici, subito Poyang partì a nuotare con le sue veloci zampe palmate, i due giganti salutarono Lee con la mano, soprattutto il Tenaga. Lee e Poyang si avviarono lungo il fiume, l’acqua era calma, ecco che il fiume si fece più mosso: "Poyang…cosa succede?" disse Lee, "Non lo so piccolo mandarino!". Il piccolo mandarino si aggrappò al collo di Poyang, i sutra volarono via, una gigantesca cascata affacciata al mare era l’ostacolo che doveva affrontare il piccolo mandarino, Lee e Poyang caddero da quella ripida cascata, poi, caddero in acqua. Lee era vivo, l’acqua era abbastanza profonda e non c’erano scogli, i due amici nuotarono a riva, Lee era triste: "Perché piangete Lee?" chiese Poyang, "Non riusciremmo mai a trovare la sirena Piin-Li." "Perché?" Chiese Poyang, "Quando siamo caduti nella cascata, ho perso i sutra e insieme a loro c’era anche la mappa, per questo non riusciremo a trovare Piin-Li!" Rispose Lee, il drago perplesso disse a Lee di guardare sulla sua coda, quando Lee vide che attaccata alla coda di Poyang c’era la mappa urlò di gioia. I due ripresero il viaggio, passò una notte, poco dopo l’alba si ritrovarono alla foce del grande fiume, degli uomini sulla riva stavano pescando, Lee chiese ai pescatori quanti giorni di viaggio sarebbero dovuti trascorrere dalla foce alle prime isole del Giappone, un giovane pescatore rispose che sarebbero dovute passare molte lune, ma poiché Poyang notava molto veloce, potevano arrivare in una sola luna. I giorni trascorsero veloci, Lee si cibava esclusivamente di pesci di mare, che pescava Poyang, un giorno di nebbia, Poyang gridò: "Le vedo Lee, siamo vicini alle isole del Giappone…" Lee non fece tempo a parlare che un canto lo interruppe, veniva dalle profondità del mare, rilassava la mente e rallentava il cuore, una coda argentea uscì dall’acqua, poi, finì. Poyang arrivò a riva, Lee accese un fuoco e insieme dormirono, in piena notte, il canto ricominciò, una mano bianca uscì dall’acqua, una coda strisciò sulla sabbia, Lee spense il fuoco per non farsi notare, la sirena uscì dall’acqua, era veramente bella, aveva gli occhi verdi, i capelli neri ornati con conchiglie e una pelle più bianca del latte, la sirena si distese sotto la luna, un alone lucente illuminò la sua coda, che come per incanto si divise in due gambe snelle, come quelle di una ballerina; la sirena si addormentò. Lee prese una rete da pesca che trovò a riva (doveva essere di una nave affondata) la gettò contro la sirena che subito voleva dirigersi in acqua, Lee tenne stretta la rete, la sirena si dimenava così forte che la corda tagliò la pelle di Lee, la sirena tirò e arrivò a toccare l’acqua, appena le sue gambe toccarono l’acqua, si unirono nella coda, poi Lee disse: "Calma! Non voglio ucciderti come gli altri uomini, sono Lee, non voglio farti del male sirena!…" La sirena si bloccò, Lee la liberò, poi le chiese: "Sai parlare? Come ti chiami?" La sirena disse con voce melodiosa: "Certo che so parlare, tutte le sirene ormai sanno parlare la lingua dell’uomo, l’abbiamo imparato ascoltandovi alla riva del mare! In ogni caso io mi chiamo Piin-Li, sono una sirena della tribù delle Ningyo, tu sei Lee come mi hai detto, ho sentito parlare dei pescatori di te…" Lee era contento aveva trovato la fanciulla più bella del Giappone, della Cina e delle Filippine, e forse (pensava lui) anche la più bella della terra. Lee disse: "Io ti sto cercando da tempo, tu dovrai sposarti con mio fratello Mumbai, Mandarino del mio villaggio…" La sirena rabbrividì: "Io non mi sposerò mai, non per la mia giovane età, ma perché gli uomini ti sposano e automaticamente diventi la loro serva!" Lee si mise a piangere…"Allora non capisci! Lui mi ucciderà se non ti porto da lui!" la sirena meditò per un paio di minuti, poi disse: "Io sono una sirena buona, non come altre che si cibano di pescatori, io posso aiutarti, le sirene della mia tribù hanno un potere in più di altre: la cura dei canti vale a dire dei canti speciali e magici che cantati ad una persona riescono a guarirla da malattie o anche dalla crudeltà…". Lee svegliò Poyang, dovevano ritornare a palazzo, la sirena, poverina, nuda com’era, sentiva freddo, allora Lee le diede dei vestiti che aveva nel suo fagotto, poi partirono, Poyang nuotava, la sirena cantava e Lee pescava, così tutti facevano qualcosa. Poyang nuotò anche la notte, ci misero poco ad arrivare al lago di Poyang, scalarono le caverne (dato che Poyang era troppo grande per entrarci). Erano arrivati, il mio maestoso palazzo sembrava muto; Poyang restò fuori, Lee e Piin-Li entrarono, nella sala del trono, i servitori non c’erano, c’era solo una donna coperta da un mantello, sul trono c’ero io, più cattivo di prima: la donna con il mantello era la strega Yamauba che mi aveva maledetto e fatto diventare più crudele, l’aveva fatto per vendetta perché il mio defunto padre non era così buono come si credeva infatti quando era giovane, aveva imprigionato una ragazza nella torre più alta, per così tanti anni che lei aveva appreso le arti magiche e la sua bocca si era spostata sulla fronte, e caduti i capelli le erano cresciuti serpenti; sì, mio padre aveva creato Yamauba, e per questo, lei mi aveva fatto diventare più crudele di prima. Lee si avvicino alla strega e indietreggiò subito quando vide i serpenti sulla sua testa, poi la strega disse: "Mandarino! Imprigiona Lee" Le guardie non fecero in tempo ad arrivare che Piin-Li incominciò a cantare, quello doveva essere la cura del canto, subito io diventai buono, dalla mia bocca uscì una polvere nera in un attimo guarii dal male. Yamauba restò immobile, i suoi serpenti morirono, dalla sua bocca sulla fronte un grido accompagnò un nuvolone nero e sparì. Pochi giorni dopo sposai Piin-Li, pure lei mi amava, poi il giorno del mio matrimonio, Piin-Li disse a Lee: "Devo farti conoscere la bambina più bella del mondo" e agli occhi di Lee apparve la sua futura moglie……". "Questa è la mia storia, anzi la mia e quella di mio fratello Lee…" Il turista si allontanò dalla capanna del saggio cinese, affascinato e stordito dal mistero delle vicende narrate, quando si girò per ringraziarlo, lui era sparito. Ritornato in America, il turista, cercò in negozi orientali libri di storie cinesi, per raccontarle ai suoi figli, con grande sorpresa, trovò in un libro, La storia di Lee, la sua sorpresa si tramutò in mistero perché scopri che la storia narrata era vecchia di secoli. Per tutta la vita il turista americano si domandò come fossa stato possibile che Mumbai ancora vivo avesse raccontato proprio a lui, la sua storia e quella del piccolo mandarino Lee.
LA STORIA E’ DI MIA INVENZIONE, MA ALCUNI PERSONAGGI SONO TRATTI DA LEGGENDE CINESI E GIAPPONESI.