Marina trasformata in foca

di Cyberalbi

 

ragazza focaLisa voleva tanto rivedere la sua cara amica Marina così un giorno di vacanza i suoi genitori la portarono nell'isola dove lei viveva e lì, su una spiaggetta, seduta su di uno scoglio, la trovò che la aspettava.
Sembrava appena uscita dal mare dopo un bagno durato molto tempo, la sua pelle una volta chiara si era fatta molto scura, addosso aveva solo una collana di conchiglie e il suo snello corpo nudo scintillava al sole stranamente lucido e brillante, dai suoi fianchi invece delle gambe si originava una bella coda, robusta e flessibile, simile a quella di una foca.
Lei era sempre stata molto timida e arrossì dalla vergogna mentre Lisa la guardava meravigliata, poi si coprì con le mani piegandosi sulla coda ma l'amica le fece un bel sorriso dicendole che si era fatta davvero molto graziosa e sembrava proprio una sirenetta hawayana.
Marina era diventata infatti snella come un giunco e la sua bella coda sembrava elastica come un salice, i suoi capelli biondi e lisci non più tagliati da tanto tempo le erano diventati lunghissimi e sembravano una cascata d'oro lucente, quando erano fermi le coprivano il corpo perchè le punte toccavano il suolo ma nel movimento, essendo così soffici e leggeri, si sollevavano e si gonfiavano dietro di lei come ali d'oro mostrandole i piccoli seni, ognuno un delicato calice di fiore.
In futuro, col procedere della sua mutazione li avrebbe persi tutti, ancora più avanti nel tempo sarebbe stata solo una piccola foca ma adesso a metà strada tra la ragazzina che era stata e l'animale in cui doveva trasformarsi, sembrava davvero una creatura bella, favolosa e incantata come una sirenetta hawayana.

Il funerale di Marina

L'ammirazione sincera dell'amica per il suo nuovo aspetto le fece molto piacere mettendola a suo agio così si rilassò e iniziò a raccontarle quello che le era successo dall'ultima volta che si erano viste:
- Come sai è già passato più di un anno da quando sono stata sorteggiata come una dei 5 milioni di morti virtuali nell'ultima videoguerra mondiale (sembra incredibile che una volta si morisse sul serio nelle guerre!). Così un giorno mia mamma mi ha messo una bellissima veste bianca ed una coroncina di fiori al collo e mi ha portato al mio funerale (è stata una cerimonia bella e tristissima, ricordi? E quanto abbiamo pianto per la mia morte!.). Alla fine ho dovuto spogliarmi nuda e i miei ultimi vesiti sono stati bruciati e le loro ceneri consegnate in un urna ai miei genitori, come previsto dalla cerimonia. Allora mi sono sentita davvero spaventata e piena di vergogna ma poi c'è stata la festa di addio alla mia umanità dove tutti sono stati gentilissimi ed hanno fatto dei discorsi così belli su di me lodandomi tanto e facendomi così tanti complimenti che quando alla fine sono stata accompagnata all'obitorio mi sentivo consolata e persino quasi contenta.

La macchina della riconversione

Qui mi hanno messa in una strana macchina assieme ad una foca, entrambe strettamente legate ai macchinari con delle cinghie, in modo da non poterci muovere. Stando sdraiata lì il mio primo pensiero fu di trovarmi in una strana grotta sotterranea ma poi si accesero delle piccole lampadine ed allora mi parve invece di essere imprigionata in un fantastico caleidoscopio dove pezzi di cristallo ingioiellati di luce incombevano su di me dall'oscurità spettrale come grandi piante marine e mi sembrava di essere circondata da strane sculture simili a fontane congelate eppure vibranti di riflessi multicolori così belli e meravigliosi da farmi dimenticare per un poco la paura. Ma poi la macchina è entrata in funzione e mi è sembrato che un grande uccello con un aureola di fuoco liquido che gli fluiva dalle ali rosse e gialle nascesse all'improvviso dai cristalli e poi con un sibilo acuto si gettasse dentro di me, sparendo nell'interno del mio corpo, allora ho urlato per il dolore e la paura ma subito dopo ho provato invece solo tanto caldo e mi è sembrato come di sciogliermi a poco a poco in quel grande calore che sembrava provenire da dentro di me per fondermi infine nella foca che mi stava accanto.

Fuori dalla macchina

Però questo, una volta uscita dalla macchina, mi era sembrato solo una mia impressione perchè apparentemente il mio corpo sembrava sempre lo stesso, invece mi dissero che anche se per una completa trasformazione fisica ci sarebbe voluto diverso tempo il lavoro fatto dalla macchina dentro di me mi aveva già tolto un pò della mia umanità che gradualmente avrei finito per perdere del tutto fino a diventare la gemella della foca che mi era stata accanto, naturalmente dovendo trasformarmi in un semplice animale non avrei mai più potuto indossare vestiti, andare a scuola e fare tutte le cose che facevo prima. Però mi dissero che, come un bambino che cresce, non avrei affatto sofferto nel trasformarmi ed anzi avrei persino finito per trovare piacevole il mio processo di animalizzazione, e poi gli straordinarii cambiamenti del tuo corpo saranno per te una continua fonte di stupore e di meraviglia, soggiunsero, almeno finché sarai ancora in grado di avere pensieri umani.

In piscina con la foca

Poi mi hanno portata in un laboratorio dove sono stata rinchiusa in una piccola gabbia per alcuni giorni, il tempo necessario per farmi alcune analisi in modo da poter stimare quanto ci avrebbe messo il mio corpo a trasformarsi, le analisi non erano molto dolorose però non riuscivo proprio ad adattarmi ad essere trattata come un semplice animale e mi sentivo molto imbarazzata e inquieta. In seguito per qualche mese ho dovuto vivere in una piscina con la foca e sono stata addestrata a comportarmi il più possibile come lei, in breve tempo le sono diventata amica e compagna di giochi e me ne sono anche così tanto affezionata da pensare che mi piaceva davvero moltissimo stare con lei e che quando fossi diventata sua gemella sarebbe stato ancora più bello. Imitare i suoi versi e il suo comportamento meglio che potevo era ormai diventato per me una gioia ed un vero divertimento finché un giorno, dopo averci attentamente osservato mentre nuotavamo assieme sott'acqua perfettamente affiatate, mi chiamarono e mi dissero che ero ormai già abbastanza animale ed era quindi giunto finalmente per me il momento di passare allo stato selvatico.

Marina finalmente libera

Così io e la mia cara foca siamo state finalmente liberate su questa spiaggetta, dove però purtroppo all'inizio ho sofferto molto il freddo ma potevo riscaldarmi un pò stringendomi alla mia amica e poi per fortuna in breve tempo la mia pelle è cambiata, si è fatta più spessa e scura e resistente alle carezze dei venti e all'acqua del mare e da allora ho cominciato a trovare davvero meravigliosi i cambiamenti del mio corpo e per la prima volta mi sono sentita felice di poter vivere libera e nuda all'aria aperta come l'animale che stavo diventando. Quando poi le mie gambe si sono completamente fuse in questa bella coda di foca che ho adesso e mi è cominciato a piacere anche il pesce crudo ho creduto di essere già diventata abbastanza animale da non desiderare nemmeno più di coprire il mio corpo con qualcosa, pensavo anche di essere contenta della mia semplice nudità e di non poterne più provare vergogna ma per un attimo, vedendoti, ho scordato di avere la coda e mi sono sentita di nuovo umana, una ragazzina come te. Ma questa, amica mia, è stata solo un illusione momentanea, sai il mio corpo sta ormai cambiando da già più di un anno e so di essere sempre meno umana e sempre più animale ogni giorno che passa, certo sono ancora brava a parlare e a pensare ma vivendo con le foche un pò per volta disimparerò a farlo.

Tuttavia parlare le faceva ancora piacere così le due amiche cominciarono a chiaccherare del più e del meno, a Marina un pò dispiaceva non poter andare più a scuola e volle sapere tutte le novità sulle sue ex compagne che a differenza di lei avrebbero potuto imparare ancora tante belle cose nuove, però disse a Lisa che anche diventare una foca era una cosa molto impegnativa e interessante, ancora non riusciva proprio a smettere di parlare e di pensare ma d'altra parte si sforzava molto di imparare a cacciare i pesci e non appena fosse riuscita a prenderli avrebbe potuto alimentarsi da sola e non dipendere più dai dottori del centro di riconversione che per ora le portavano pesce fresco tutti i giorni.

Poi Marina le volle raccontare di un sogno che aveva fatto: nel sogno era di nuovo una ragazzina, era vestita di foglie come una ninfa dei boschi e si trovava in un giardino meraviglioso dove rose e altri fiori riempivano l'aria di profumi intensi e dolcissimi; il giardino era continuamente mutevole perchè nessuna sua parte rimaneva mai la stessa, come se si trasformasse di continuo, piante si mutavano in animali e animali in piante, l'acqua poteva diventare roccia e la luce ombra. Da un vicino boschetto venivano fuori ridendo e correndo verso di lei bambine e ragazze di straordinaria bellezza, erano agili e snelle come cerbiatte e durante la corsa i loro corpi sembravano come ardere di luci multicolori trasformandosi poi in ogni sorta di ibridi bizzarri: bianche bambine caprette si mettevano a giocare con delle piccole centaure, fiere ragazze tigri la invitavano a salire sul loro dorso e lei montava su una di esse dai capelli rossi come il fuoco e poi lei la trasportava ridente e eccitata in una corsa selvaggia dentro il bosco e fino ad una radura dove poi si sdraiava lasciandosi accarezzare sui fianchi striati che profumavano di muschio. Incredibili stormi di bambine cigno dai corpi leggeri e dalle ali bianchissime la sollevavano in aria e poi la portavano su di un albero dove melodiosi usignoli cantavano solo per lei. Lamie dalle lunghe code di pitone e lo sguardo saggio e altero le raccontavano storie di mondi alieni, magici e lontani più veri della realtà e più magici del sogno. Allora una miriade di arcobaleni nascevano dai fiori multicolori della radura ed uno di essi si metteva a danzare con lei e nella danza, sempre più veloce e frenetica, le foglie che la coprivano le cadevano di dosso ad una ad una ed infine l'arcobaleno le avvolgeva le gambe come un serpente fondendole nella sua luce prismatica. Allora si era svegliata provando una struggente nostalgia per le sue gambe, ormai perdute per sempre.

Alla fine Marina permise a Lisa di toccarla, puoi accarezzarmi liberamente le disse, tanto lo so che sono già quasi un anumale. Lisa che era molto curiosa prima esaminò con molta attenzione il corpo dell'amica che le sembrava davvero bello e straordinario e poi cominciò ad accarezzarla affettuosamente cercando intanto di capire dove finisse la sua parte umana e cominciasse quella animale ma la transizione era così continua e graduale che non ci riuscì. Marina capì il senso di quella attenta ricerca e le disse che lei, come tutti gli esseri viventi, era unica, lo era stata da umana, lo era ora e lo sarebbe stata sempre anche da foca, io sono sempre io, concluse, per quanto profondamente possa cambiare. Poi le sorrise e, all'improvviso, le fece dei versi forti e rochi molto simili a quelli di una foca. Lisa sobbalzò dallo spavento e marina rise di lei e di sè stessa.

La spiaggia terminale

Ma poi si fece improvvisamente seria e le disse: questa spiaggia però non è unica per me perchè la vedo come uno stato della mia mente, qui è dove le onde del mare segnano lo scorrere del tempo e della mia metamorfosi, a volte bianche di spuma, limpide e abbaglianti quando mi sento serena e pronta a donarmi interamente alla natura, a volte cupe e minacciose quando il mio cuore è inquieto per la mia umanità che mi abbandona a poco a poco, a volte ancora strane e dolci quando regna il silenzio ed a me, divisa tra due mondi, sembra che ogni roccia, ogni goccia d'acqua, ogni raggio di luce mi chiamino affermando la mia nuova vita con un sussurro e l'aria popolata di suoni e profumi marini mi accarezzi con la tenera dolcezza di una madre. Qui è dove io smetterò di essere umana e quindi ogni mattina quando mi sveglio mi sembra in qualche modo sempre un altra, aliena e sconosciuta, e questo mi fa davvero un pò paura, dover vivere in una successione continua di spiagge fino a raggiungere quella che sarà la mia spiaggia terminale, quella che sarà finalmente la mia unica e definitiva, quella in cui io sarò solo una piccola foca, e come sarà allora questa ultima spiaggia per me? Mi sento come un bambino che cresce e mentre cresce un pò per volta il mondo che lo circonda gli cambia intorno, diventa un altro, solo che questa spiaggia è ora tutto il mio mondo, anzi una successione di mondi che cambiano troppo velocemente e profondamente per me, però so che quando sarò finalmente una foca tutto ritornerà normale e stabile e ci sarà finalmente di nuovo per me un unico mondo in cui vivere, non vedo l'ora che questo avvenga disse a Lisa ma intanto e fin da quel momento sentiva di non voler più avere un nome da essere umano e quindi pregò l'amica con un lieve inchino di dargliene lei uno nuovo, un nome da animale. In cambio le promise sorridendo che sarebbe stata la sua cucciolotta tutte le volte che lei fosse venuta a trovarla.

Il nuovo nome di Marina

Lisa la chiamò Stellamarina, lei la guardò a lungo negli occhi con una espressione tenera e malinconica, infine si tolse la sua collana di conchiglie e gliela mise al collo arrossendo lievemente ma senza dir nulla, poi emise come un lieve guaito, chinò il capo e le leccò le mani, Lisa la lasciò fare ma dovette sforzarsi per non piangere, in quel momento l'amica le sembrava proprio solo un animale.

La visita della dottoressa

Poi arrivò una dottoressa del centro di riconversione che portò a Stellamarina molti pesci, lei ne mangiò voracemente un numero incredibile, infatti aveva bisogno di una quantità di cibo molto maggiore di quando era umana perchè il suo corpo in trasformazione consumava molta energia. Lisa notò che la sua amica faceva docilmente tutto ciò che la dottoressa le diceva di fare, però continuava a comportarsi anche con lei come se fosse già diventata una foca, non parlava più emettendo solo dei versi e continuò a fare così anche quando lei la fece soffrire con un esame un pò doloroso che sopportò stoicamente senza ribellarsi emettendo solo qualche piccolo guaito sommesso. Finita la visita la dottoressa le sorrise dicendole soddisfatta che era perfettamente sana e di robusta costituzione, inoltre si stava facendo davvero una bella fochetta, perciò era un bene che si fosse decisa finalmente a cercare di parlare e di pensare il meno possibile, così il suo processo di animalizzazione sarebbe avvenuto più rapidamente e senza eccessivi traumi ed entro pochi anni lei sarebbe stata pronta ad accoppiarsi per generare diversi cuccioli che avrebbero contribuito a salvare la specie dall'estinzione. Stellamarina si sentì orgogliosa di poter avere in futuro un ruolo così importante, poi i cuccioli le erano sempre piaciuti molto, così leccò una mano anche a lei tutta contenta. Allora la dottoressa soggiunse che alla velocità in cui stava procedendo la sua mutazione non avrebbe certo potuto parlare ancora per più di 2 o 3 anni anche se si fosse sforzata di farlo, perciò era meglio se fin da allora si lasciava andare alla sua nuova natura animale passando sempre più tempo in compagnia delle foche, così abituandosi ad esprimersi come loro avrebbe gradualmente disimparato a parlare nel modo più semplice e naturale possibile e dopo la parola un pò per volta avrebbe perso anche il pensiero quasi senza nemmeno accorgersene e sarebbe potuta diventare presto una vera foca.

Verso la fine

Stellamarina annuì e si tuffò in acqua. Dopo non molto tempo tornò con un pesce tra i denti, per la prima volta era riuscita a catturarne uno, lo mostrò orgogliosa a Lisa e se lo mangiò senza nemmeno toccarlo, poi si buttò indietro i capelli e le porse le mani con un sorriso reggendosi a lei mentre si rizzava sulla sua coda con un agile torsione del corpo, così facendo sembrava sfiorare appena la sabbia mentre il sole le accendeva di riflessi brillanti la pelle scura e bagnata; il disegno delicato delle sue costole, la simmetria del petto ed i piccoli seni perfetti si distinguevano nella luce, le ascelle erano lisce come in una statua, i suoi fianchi risplendevano di riflessi azzurrini facendole sembrare il corpo ancora più luminoso. Gli occhi di Lisa abbracciarono Stellamarina ed in uno sguardo le sembrò di comprendere l'essenza stessa della bellezza nella sua immagine chiara e leggiadra ma fu solo per poco perchè poi i capelli color del miele dorato ricaddero sulle tempie e la sua amica si sdraiò coricata per terra dove con un braccio snello puntato sulla rena ed il mento nel cavo della mano prese a fantasticare assorta mentre le piccole onde venivano a lambirle le punte della coda. Prima che Lisa se ne andasse volle parlare ancora con lei, le disse che aveva da confidarle un segreto e questo era che qualcosa di umano in fondo le sarebbe rimasto e per dimostrarglielo le fece vedere una piccola foca che un tempo era stata una bambina; guardandola bene nei suoi profondi occhi scuri a Lisa sembrò di vedere (o era solo la sua immaginazione?) brillare ancora una piccola scintilla di umanità.

Fine.

Sirene, ninfe, naiadi e fate dell'acquaSirene, ninfe, naiadi e fate dell'acqua