Intorno al carro nettunio nuotavano e battevano l'acqua ricamata di spuma le Nereidi, figlie di
Nerèo, cui si attribuiva una bella barba azzurra.


 
 
 
 
 
 

Quelle cinquanta ninfe splendide e gaie intrecciavano ghirlande di fiori marini, danzavano sull'onde come su lastre di marmo,
accompagnando la conchiglia opalina di Anfitrite.
La pianura ondosa brulicava di quelle deità verdazzurre, come il gorgo profondo brulica di pesci e di mostri.

Le divinità minori del mare.

L’oceano, pieno di misteri e di spaventi, d’incantesimi e di mostri, suscitò nell’imma-
ginazione degli antichi numerose personificazioni di tutte le forze, dei segreti, delle aspre collere
della  voluttà delle sue ore di calma e di splendore.
Così nacquero le divinità marine minori: dall’antico mitologico Oceano, figlio del Cielo e di Vesta,
sposo di Tetide e padre delle oceanine, ninfe del mare a Proteo e Nereo suoi figli, abitatori degli abissi salati; da Glauco, figliolo di Nettuno, che da pescatore si tramutò in pesce, avendo mangiato un’erba miracolosa, a Forco, altro dio marino, che ebbe una figliolanza spaventevole di mostri: lc trc Gorgoni, le Graie, vecchie perenni, cieche e sdentate, Ladone, drago che custodiva il giardino delle Espèridi
e (secondo alcuni) anche il mostro di Scilla cbe fracassava tutte le navi nello stretto di Messina.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

Talvolta i naviganti vedevano forme strane formarsi e svanire nei vapori del-
l'orizzonte o nei veli della nebbia. Ora era la testa d'un leone, ora la spirale
d'una serpe, ora un riflcsso di fiamma, ora il turbine di spuma d'un torrente... In
quei giochi di luce, in quei miraggi, la fantasia antica vedeva i giochi e le bur-
le d'un dio astuto e volubile, Pròteo, a cui Nettuno aveva affidato la custodia dei suoi
greggi di foche e di vitelli marini. Questo pastore che aveva per prati le acque e
per stalle le caverne sottomarine, possedcva la virtù d'indovinare il futuro. Ma
era un affar serio farlo parlare. Prendeva tutte le forme immaginabili, pur di
sfuggire alla gente che cercava di consultarlo!
Egli è un vecchio genio del mare, e ne conosce tutti i profondi recessi; egli sa
tuttc le cose vere, le passate, le presenti e le future, ma chi voglia sentire da lui
predire il futuro, deve costringervelo con la forza, cogliendolo all'impensata, quan-
do egli, nelle calde ore del pomeriggio, si adagia a fare la siesta in fresche grotte;
allora bisogna legarlo solidamente, resistere a tutti i suoi tentativi di fuga, nei
quali assume le più svariate forme, di serpente, di leone, di ardente fiamma, di
piante altissime, di acqua scorrente; e dopo ch'egli ha riconosciuto l'impossibilità
di svincolarsi, allora si decide a manifestare ai mortali la volontà degli dei e gli
immutabili decreti del fato.
E l' equipaggio, mentre la nebbia sfioccava o la nube si adagiava nell'ombra vio-
lacea della sera, parlava con ammirazione delle astuzie messe in opera dal gran-
de Menelao reduce della guerra di Troia, per incatenare il dio (che sapeva diven-
tare ora un albero fronzuto, ora un drago, un cinghiale, un'onda limpida) e cono-
scere da lui la via del ritorno in patria.
Un'altra nota leggenda che fiorisce dal mare è quella famosa di Scilla e Cariddi,
i due sfortunati amanti, condannati, per disgraziate avventure, a lamentarsi per
l'eternità nello stretto di Messina.
 
 

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