Talvolta i naviganti vedevano forme strane formarsi e
svanire nei vapori del-
l'orizzonte o nei veli della nebbia. Ora era la testa
d'un leone, ora la spirale
d'una serpe, ora un riflcsso di fiamma, ora il turbine
di spuma d'un torrente... In
quei giochi di luce, in quei miraggi, la fantasia antica
vedeva i giochi e le bur-
le d'un dio astuto e volubile, Pròteo, a cui Nettuno
aveva affidato la custodia dei suoi
greggi di foche e di vitelli marini. Questo pastore che
aveva per prati le acque e
per stalle le caverne sottomarine, possedcva la virtù
d'indovinare il futuro. Ma
era un affar serio farlo parlare. Prendeva tutte le forme
immaginabili, pur di
sfuggire alla gente che cercava di consultarlo!
Egli è un vecchio genio del mare, e ne conosce
tutti i profondi recessi; egli sa
tuttc le cose vere, le passate, le presenti e le future,
ma chi voglia sentire da lui
predire il futuro, deve costringervelo con la forza,
cogliendolo all'impensata, quan-
do egli, nelle calde ore del pomeriggio, si adagia a
fare la siesta in fresche grotte;
allora bisogna legarlo solidamente, resistere a tutti
i suoi tentativi di fuga, nei
quali assume le più svariate forme, di serpente,
di leone, di ardente fiamma, di
piante altissime, di acqua scorrente; e dopo ch'egli
ha riconosciuto l'impossibilità
di svincolarsi, allora si decide a manifestare ai mortali
la volontà degli dei e gli
immutabili decreti del fato.
E l' equipaggio, mentre la nebbia sfioccava o la nube
si adagiava nell'ombra vio-
lacea della sera, parlava con ammirazione delle astuzie
messe in opera dal gran-
de Menelao reduce della guerra di Troia, per incatenare
il dio (che sapeva diven-
tare ora un albero fronzuto, ora un drago, un cinghiale,
un'onda limpida) e cono-
scere da lui la via del ritorno in patria.
Un'altra nota leggenda che fiorisce dal mare è
quella famosa di Scilla e Cariddi,
i due sfortunati amanti, condannati, per disgraziate
avventure, a lamentarsi per
l'eternità nello stretto di Messina.