Tanto tempo fa In un bellissimo castello
viveva una principessa.
Il suo castello era ricco e sontuoso
con degli affreschi incantevoli e meravigliosi che raffiguravano ogni sorta
di creature fantastiche e mitologiche: c’erano centauri, satiri, ninfe,
sirene così squisitamente dipinti da sembrare vivi e reali.
La principessa almeno all’apparenza
era tranquilla e riflessiva.
Come nelle favole aveva la pelle liscia
e bella come i petali delle rose di maggio, gli occhi azzurri come il fondo
del mare e dei piedini piccoli e graziosi come Cenerentola.
Ma non era la solita principessa delle
favole; in fondo al cuore, anche se non l’avrebbe mai ammesso nemmeno a
sé stessa, lei odiava il castello squallidamente meraviglioso in
cui viveva e tutte le convenzioni, le pompe e le etichette a cui doveva
sempre sottostare, odiava il principe bello ma banale che avrebbe dovuto
sposare per ragion di stato, odiava babbo re e mamma regina quando le facevano
notare quanto doveva essere felice e soddisfatta per tutto ciò che
aveva e avrebbe avuto in futuro.
Ma al di sopra di tutto e di tutti
la nostra dolce principessina si odiava, odiava sé stessa perché
sapeva che avrebbe sempre subito tutto ciò senza mai ribellarsi.
Aveva infatti un cuore ribelle e selvaggio
e tuttavia, forse anche perché era stata troppo viziata, era di
carattere debole.
Quindi si limitava a cercare la libertà
solo fuggendo nei suoi sogni invece di lottare per averne almeno un po’
nella realtà.
Una notte di plenilunio si svegliò
di soprassalto da sogni strani e vagamente inquietanti che tuttavia
riusciva a ricordare solo vagamente e ancora nel dormiveglia le parve di
udire un canto sommesso ma dolcissimo.
Si affacciò alla finestra della
torre che dava sul mare e non molto lontano le parve di vedere su una piccola
spiaggia un gruppetto di ragazzi e ragazze tutti completamente nudi che
danzavano e cantavano in maniera così aggraziata e selvaggia allo
stesso tempo che ne rimase profondamente turbata.
Così, per vedere meglio, si
sporse un po’ dalla finestra ma i ragazzi sembrarono vederla e subito fuggirono
tutti tuffandosi nel mare oscuro.
Poiché nessuno riapparve dalle
onde lei pensò di aver avuto una allucinazione, causata magari dalla
sua fervida fantasia.
La mattina dopo si convinse di averli
solamente sognati.
I giorni successivi comunque non ebbe
nemmeno il tempo di ripensarci, fervevano i preparativi per il suo matrimonio
imminente e lei si sentiva del tutto rassegnata a quello che le appariva
il suo dovere e destino.
Si era spinta persino a sorridere
piacevolmente al principe, il quale ne fu profondamente felice dato che
la felicità, a volte, è l’incapacità di vedere al
fondo delle cose.
La notte prima del giorno del matrimonio,
però, non riuscì assolutamente a prendere sonno tanto si
sentiva inquieta ed infelice; una parte di lei voleva disperatamente fuggire,
fuggire da tutto, da tutti e per sempre.
Si avvicinò alla finestra della
torre pensando vagamente di buttarsi di sotto ma sapendo allo stesso tempo
benissimo che anche il suo suicidio l’avrebbe solamente sognato.
Sarebbe stata una brava principessa
alla fine, pensò mestamente.
Fu allora che vide di nuovo (Oh, si,
questa volta ne era certa!) i ragazzi e le ragazze che come l’altra volta,
danzavano nudi sulla spiaggetta.
Ma questa volta il loro canto non
era sommesso ma si faceva di momento in momento più forte e esultante:
un inno alla libertà e alla gioia.
La principessa ascoltandolo ne rimase
rapita.
Fu allora che una ragazza della spiaggetta le fece
un saluto con la mano ma
più che un saluto sembrava un esplicito invito.
La principessa si sentiva come preda
di un incantesimo a cui non poteva in alcun modo resistere, allora si spogliò
completamente, aprì la porta della sua camera e discese la scalinata
della torre mentre le prime luci dell’alba rischiaravano il castello.