Arrivata di sotto incontrò il
ciambellano di corte, quello più ligio ad ogni regola e etichetta,
comprese quelle più bizzarre e stupide.
Vedendola andare in giro tutta nuda,
invece di scandalizzarsi a morte, le sorrise con ammirazione dicendole
che avrebbe dovuto stare sempre così, poiché qualsiasi abito
non poteva che offuscare la sua naturale bellezza.
Un bel complimento davvero!
Ma certo se non fosse rimasto anche
lui incantato da quell’armonia irresistibile avrebbe fatto ben altri commenti!
E fu così che la principessa
attraversò tutto il paese; la gente, quella almeno che non era troppo
presa dall’incantesimo per notarla, si limitava in genere a farle qualche
complimento gentile, sul tipo di come fosse carina e graziosa al naturale
la loro principessa, quando invece in altri paesi c’erano certe principotte
così rozze ma così rozze che anche coi vestiti più
belli e più ricchi facevano venir voglia di girarsi da un’altra
parte!
I bambini poi la seguivano allegramente
e i più piccini curiosi la segnavano a dito.
Dopo una bella camminata la principessa
giunse infine alla piccola spiaggia e felice si unì alla danza cantando
come meglio poteva ed anche se non riusciva in alcun modo a rivaleggiare
con quelle splendide voci non ne fu minimamente invidiosa.
E mentre danzavano e cantavano ad
ogni giro di danza si dirigevano tutti verso il mare.
Una ragazza, appoggiatasi ad uno scoglio per guardare la principessa,
si bagnò appena le gambe che subito le si trasformarono in una graziosa coda
che assomigliava vagamente a quella di un delfino.
Lo stesso accadde a tutti gli altri
tritoni e sirene.
La principessa vi entrò per
ultima ma a lei non successe proprio niente.
Allora un tritone le lanciò
una pelle di pesce dai bellissimi colori iridescenti, questa sembrò
prendere vita, si dimenò mentre le si attaccava addosso, poi ridivenne
immobile coprendola totalmente dai fianchi in giù.
Ma dopo poco prese a fare dei movimenti
strani e inquietanti: era come se le stesse divorando le gambe e parte
dei fianchi; allora la principessa urlò e pianse ma più per
la paura che per il dolore perché stranamente ne provava solo un
poco.
E alla fine anche quella lieve sofferenza
cessò.
Ora una coda lucente guizzava nel punto in
cui erano state le gambe. La
nuova sirena fissò stupita e meravigliata quella che da ora in poi
sarebbe stata la sua coda, si accorse che molti del paese erano venuti sulla
spiaggia, attratti dal coro meraviglioso e la stavano guardando, perciò
si rassettò i capelli scompigliati
e si lasciò ammirare, permise anche ad alcuni ragazzini curiosi di
carezzarle la coda.
Poi si tuffò anche lei nelle
onde del mare,inseguendo felice i suoi simili.
Mentre nuotava sentì che qualcosa
nella testa le si faceva leggero, leggero e ebbe appena il tempo di voltarsi
un ultima volta verso lo splendido castello dove era vissuta fino ad allora
prima di perdere definitivamente ogni ricordo della sua vita passata.
Non ricordava nemmeno più di
aver avuto un nome, ma anche se lo avesse ricordato non l’avrebbe più
voluto, una sirena non può avere un nome che la leghi.
E se ne andò nuotando verso
la libertà.