La danza delle sirene 2.

Arrivata di sotto incontrò il ciambellano di corte, quello più ligio ad ogni regola e etichetta, comprese quelle più bizzarre e stupide.
Vedendola andare in giro tutta nuda, invece di scandalizzarsi a morte, le sorrise con ammirazione dicendole che avrebbe dovuto stare sempre così, poiché qualsiasi abito non poteva che offuscare la sua naturale bellezza.
Un bel complimento davvero!
Ma certo se non fosse rimasto anche lui incantato da quell’armonia irresistibile avrebbe fatto ben altri commenti!
E fu così che la principessa attraversò tutto il paese; la gente, quella almeno che non era troppo presa dall’incantesimo per notarla, si limitava in genere a farle qualche complimento gentile, sul tipo di come fosse carina e graziosa al naturale la loro principessa, quando invece in altri paesi c’erano certe principotte così rozze ma così rozze che anche coi vestiti più belli e più ricchi facevano venir voglia di girarsi da un’altra parte!
I bambini poi la seguivano allegramente e i più piccini curiosi la segnavano a dito.
Dopo una bella camminata la principessa giunse infine alla piccola spiaggia e felice si unì alla danza cantando come meglio poteva ed anche se non riusciva in alcun modo a rivaleggiare con quelle splendide voci  non ne fu minimamente invidiosa.
E mentre danzavano e cantavano ad ogni giro di danza si dirigevano tutti verso il mare.
Una ragazza, appoggiatasi ad uno scoglio per guardare la principessa, si bagnò appena le gambe che subito le si trasformarono in una graziosa coda che assomigliava vagamente a quella di un delfino.
Lo stesso accadde a tutti gli altri tritoni e sirene.
La principessa vi entrò per ultima ma a lei  non successe proprio niente.
Allora un tritone le lanciò una pelle di pesce dai bellissimi colori iridescenti, questa  sembrò prendere vita, si dimenò mentre le si attaccava addosso, poi ridivenne immobile coprendola totalmente dai fianchi in giù.
Ma dopo poco prese a fare dei movimenti strani e inquietanti: era come se le stesse divorando le gambe e parte dei fianchi; allora la principessa urlò e pianse ma più per la paura che per il dolore perché stranamente ne provava solo un poco.
E alla fine anche quella lieve sofferenza cessò.
Ora una coda lucente guizzava nel punto in cui erano state le gambe. La nuova sirena fissò stupita e meravigliata quella che da ora in poi sarebbe stata la sua coda, si accorse che molti del paese erano venuti sulla spiaggia, attratti dal coro meraviglioso e la stavano guardando, perciò si rassettò i capelli scompigliati sirena e si lasciò ammirare, permise anche ad alcuni ragazzini curiosi di carezzarle la coda.
Poi si tuffò anche lei nelle onde del mare,inseguendo felice i suoi simili. Mentre nuotava sentì che qualcosa nella testa le si faceva leggero, leggero e ebbe appena il tempo di voltarsi un ultima volta verso lo splendido castello dove era vissuta fino ad allora prima di perdere definitivamente ogni ricordo della sua vita passata.
Non ricordava nemmeno più di aver avuto un nome, ma anche se lo avesse ricordato non l’avrebbe più voluto, una sirena non può avere un nome che la leghi.
E se ne andò nuotando verso la libertà.


 
 

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