Sirene, nereidi, oceanine, naiadi, ninfe del mare, dei laghi e dei fiumi. Nella mitologia greca e nordica. Discendenza dagli uomini e dai cetacei. Evoluzione della specie.

Il mito delle sirene e delle oceanine.

SirenettaSirenetta
Così si definiscono attualmente queste misteriose creature del mare, credo che questa descrizione sia errata; esse hanno infatti una coda orizzontale come tutti i cetacei e non verticale come i pesci; di conseguenza è improbabile che abbiano stretti legami parentali con loro; non bisogna però dimenticare che sono dotate di scaglie; anche per questo c'è una spiegazione: molti animali hanno scaglie simili a quelle dei pesci, un esempio è quello della coda dei castori. Considerando questi aspetti si può essere quasi certi che siano mammiferi; purtroppo c'è un altro punto che fa saltare tutto: esse, come i pesci, respirano dentro l'acqua, anche se possono farlo pure attraverso l'aria, per questo se davvero derivano da una evoluzione dei mammiferi sono le creature che hanno avuto l'evoluzione più veloce in senso assoluto, si sarebbero infatti talmente diversificate dai mammiferi da non potere più rientrare in questa categoria, dato che avrebbero sviluppato un sistema respiratorio diverso da tutti gli altri mammiferi. Inoltre la pelle della loro parte umana deve essere particolarmente resistente alla salsedine e al freddo, ma nonostante questa sorprendente resistenza della loro epidermide  esse gradiscono particolarmente il calore del sole e per questa ragione vengono a volte colte da qualche marinaio o da qualche pescatore mentre prendono il sole sdraiate languidamente sugli scogli o sulla spiaggia di un isola deserta. In tale stato sono prese da un torpore che le annebbia i riflessi, altrimenti assai pronti, si possono allora facilmente catturare per condannarle a trascorrere il resto della loro vita come principale attrazione di un circo o di uno zoo.

Il mito delle Nereidi

NereidiLe NereidiNereideUna nereide

Secondo la mitologia greca le sirene erano dette Nereidi in quanto figlie di Nereus e delle oceanine: erano ricche di fascino, grazia e bellezza; ognuna di esse presiedeva ad un mare od a una parte dell'oceano che ne assumeva in qualche modo la personalità, le qualità ed anche a volte poteva rifletterne l'umore o il particolare stato d'animo.
Ogni nereide aveva la sua storia, alcune divennero famose, altre dopo varie peripezie riuscirono ad acquistare l'immortalità. A differenza delle nereidi Tritone, Glauco e altri mostri marini furono generati da Nettuno e Anfitrite

Ancora più anticamente tuttavia le nereidi non venivano immaginate con la coda di pesce ma come ragazze con il corpo di uccello che, appollaiate in silenzio sulle rocce mediterranee, aspettavano il passaggio dei naviganti e li ammaliavano con i loro dolci canti. Essi dimenticavano mogli, figli, tutto pur di continuare ad ascoltarle: finivano tra le onde sugli scogli dove le loro ossa restavano a biancheggiare. Si diceva che le nereidi avessero occhi lucenti come gemme, corpo di uccelli e artigli da rapaci.

La loro origine misteriosa veniva collegata al mito di Proserpina, la figlia della dea Cerere. Quando Proserpina fu rapita dal dio degli Inferi, Plutone, le giovani amiche della fanciulla che avevano l'incarico di vigilare su di lei, si sentirono in colpa. Sognarono di avere le ali per estendere le ricerche sul mare e, ad un tratto, videro crescere sulle loro bianche braccia, piume dorate e poi le sentirono trasformarsi in ali. I piedi graziosi erano diventati zampe con artigli. Solo la testa era rimasta uguale. Era la punizione di Cerere? La madre, pazza di dolore per la scomparsa della figlia, aveva saputo dalla fonte Aretusa, che sgorgava lì vicino, che la figlia era ormai seduta a fianco di Plutone, nelle profondità della terra.
Le fanciulle erano state trasformate in qualcosa di animalesco ma conservavano la conoscenza e la memoria ed avevano avuto in dono l'eternità. Questa loro memoria sconfinata del passato le rese insensibili ai sentimenti umani ma capaci di poteri profetici. La loro conoscenza illimitata era per gli uomini incantatoria. Avvicinandosi alle loro isole ( forse tra Sorrento e Messina ) i marinai avvertivano strane vibrazioni poi voci ammalianti a cui non potevano resistere, dovevano seguirle ed era la loro rovina. Ulisse nel suo lungo viaggio le incontrò ma, avvisato da Circe, seppe superare i loro incantesimi.

Con il tempo le Sirene (forse dopo il VII sec. d.C.) cambiarono aspetto e le troviamo raffigurate nella mitologia popolare come donne con ali e coda di pesce. Cominciarono allora a nuotare verso altri mari, fuori dal Mediterraneo, verso l'Islanda, i mari del Nord, l'Oceano Atlantico e i fiordi dei Vichinghi. ( da M. Corti, "Il canto delle Sirene")

Il mito di Ran, la regina delle ondine

RanRan

Secondo la mitologia nordica invece c'era un dio di nome Aegir che aveva una moglie meravigliosa e incantevole di nome Ran.
Ran è la regina delle ondine, o sirene, e perciò nota per la sua dolcissima e armoniosa musica, per la capacità di leggere nel futuro, per i suoi incantesimi e la sua stupenda bellezza.
Secondo questo mito le anime di coloro che affogano in mare vanno a finire nel suo reame.
E' la patrona delle ragazze e delle giovani non ancora sposate.
Le figlie di Ran sono le "nove onde del mare" e si arriva al suo magico castello sotto il mare passando attraverso il Maelstrom, il terribile gorgo che secondo questo e altri miti esiste in un qualche luogo remoto del mare del nord.

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